Auger-Aliassime batte Zverev alle ATP Finals: le ombre dietro la sconfitta
Una serata difficile per Zverev, tra tensioni inattese e un tennis che non gli somiglia, mentre Auger-Aliassime conquista con decisione la semifinale.
All’Inalpi Arena di Torino, Alexander Zverev è uscito sconfitto per 6-4, 7-6(4) per mano di Felix Auger-Aliassime, un risultato che ha gelato il pubblico, sorpreso dopo le dichiarazioni fiduciose del tedesco e le alte aspettative legate al suo ranking e al suo storico feeling con la città sabauda.
Il canadese, dal canto suo, ha proseguito una rimonta notevole: dopo un avvio incerto e qualche occasione sfumata, ha ritrovato ritmo e coraggio, imponendosi su Zverev al tie-break e conquistando, così, la semifinale, dove lo attende il n. 1 al mondo Carlos Alcaraz.
Zverev, che aveva già trionfato a Torino nel 2018 e nel 2021, non è apparso il giocatore solido e determinato a cui siamo abituati. L’occhio al suo box è diventato una costante, quasi un appiglio in mezzo alla tempesta. E quei rovesci, solitamente la sua firma elegante, si sono trasformati in errori inattesi e ripetuti.
Ipotesi di una sconfitta non annunciata
Cosa può essere accaduto? Una spiegazione psicologica è plausibile. La tensione di un match che vale la chiusura della stagione, la difficoltà nel convertire le palle break, la frustrazione che cresce punto dopo punto: tutto questo può incrinare anche la mente più allenata.
Esiste, però, anche un’altra ipotesi, da trattare con prudenza. Zverev convive, infatti, con il diabete di tipo 1 fin da bambino. Ha spiegato più volte come la gestione della glicemia richieda attenzione continua, persino nei cambi campo. Ma, non ha mai cercato scuse, anzi: ha fondato la Alexander Zverev Foundation per sostenere i giovani che vivono con la stessa condizione e collabora con Medtronic per sensibilizzare sulla gestione quotidiana della malattia.
Il diabete di tipo 1, anche sotto controllo, può comportare variazioni di energia, concentrazione e lucidità . Non possiamo sapere se questa sera abbia inciso. Possiamo solo considerarla come una possibilità tra le altre, senza elevarla a causa certa.
Resta anche la dimensione più umana e mentale: Zverev ha lottato, ha cercato soluzioni, ha provato a trovare un varco in un match che sembrava sbarrargli la strada. Nel tie-break, il suo sguardo verso il box parlava da solo, rivelando una tensione quasi febbrile, come se qualcosa gli sfuggisse tra le dita prima ancora del colpo decisivo.
E allora, al di là delle ipotesi, rimane l’immagine di un campione che per una sera ha vacillato. Non per mancanza di coraggio, ma perché il tennis, come la vita, ogni tanto chiede pedaggi imprevedibili.
Rialzarsi, però, è la vera vittoria: è lì, nel gesto semplice e coraggioso di continuare, che si misura la reale grandezza.

