Carlos Alcaraz e la pressione Social

Al suo rientro dopo l’infortunio alla caviglia, Carlos Alcaraz si confessa ammettendo che la pressione degli utenti Social è, a volte, troppo pressante.

Carlos Alcaraz e la pressione Social , un binomio che sembra condizionare il rientro al 100% del giovane campione ispanico.

Dopo un inizio di stagione non proprio brillante e il ko dovuto all’infortunio alla caviglia in quel di Rio, Carlos riparte da Indian Wells dove, tra le altre cose, ha anche un titolo da difendere.

Il ragazzo confessa, però, di aver in qualche modo perso la fiducia e di ricorrere all’aiuto del suo team e di uno psicologo per ritrovarla.

“Non si tratta di sconfitte o vittorie, ma più di come mi sento in partita, come sento la palla, come mi muovo.”

Ammette Carlos che tranquillizza sulle condizioni della caviglia, ormai guarita e comunque tenuta sempre sotto controllo dallo staff medico.

A preoccupare il 20enne di Murcia sembra essere, invece, il trattamento che lo stesso starebbe ricevendo dai Social.

Questione più volte dibattuta anche dai nostri atleti, Matteo Berrettini in primis, e sulla quale non possiamo che unirci ai cori di condanna verso chi, leone da tastiera, attacca senza motivo atleti che impegnano la propria vita in allenamenti e trasferte impegnativi e che di questo hanno scelto di fare la propria professione.

E Carlos Alcaraz, vuoi la giovane età, vuoi evidentemente la predisposizione (non così Sinner, per esempio) verso l’uso dello smartphone ha confessato di essere: 

“(…) un ragazzo che guarda molto il cellulare e vedo molti commenti che fanno le persone. La maggior parte sono positivi, ma ce ne sono alcuni negativi. È difficile affrontarli, ma è quello che sto cercando di fare: rimanere isolato da tutto, essere me stesso e divertirmi ogni volta che scendo in campo”.

Un mondo, quello dai Social, troppo spesso deresponsabilizzato e sottovalutato, ma che, alla luce di quanto sempre più spesso viene a galla, andrebbe di sicuro regolamentato.

Perché se è vero che la libertà di parola, nel nostro Paese, è garantita dalla Costituzione, un discorso a parte meriterebbero le ingiurie, le offese e le minacce.

Quanto a Carlos ci sentiamo di fargli una proposta: più partite a carte con Sinner e meno telefono. Per tutto il resto, lo si riattende in campo in grande spolvero!

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