Berrettini difende Rune e lo sport vero: “La compassione non è un optional”

In un commento su Holger Rune, il tennista romano richiama tutti al rispetto per chi soffre. Una lezione di sport e umanità.

Ci sono momenti in cui le parole pesano più di un ace, e Matteo Berrettini lo sa.

La sua risposta al commento di Jacopo Lo Monaco sull’infortunio di Holger Rune è una pagina di etica sportiva che vale più di mille conferenze.
In un’epoca in cui la cronaca sportiva tende a confondere il dolore con lo spettacolo, Berrettini ha ricordato a tutti che la sofferenza non è un contenuto da social, ma una realtà che merita rispetto.

“Pensare che un infortunio di questa portata possa essere la cosa migliore che possa accadere a un giocatore di 22 anni — ha scritto — vuol dire o essere in mala fede o capire veramente poco di questo sport.”

Parole dirette, sincere, pronunciate da chi ha conosciuto sulla propria pelle il prezzo degli stop e delle ripartenze.
Berrettini non parla da moralista, ma da atleta che ha vissuto il silenzio degli spogliatoi, le diagnosi difficili, la paura di non tornare.
E quando condanna la leggerezza di certi commenti (“il tendine ha fatto pop”), non difende solo Rune: difende lo sport intero.

Lo fa con la misura di chi conosce la sofferenza fisica e mentale dietro un infortunio, ma anche la fatica psicologica di chi lotta per rimanere lucido.

“Mettere davanti i risultati rispetto alla salute di un giocatore — scrive — non è il modo giusto di guardare lo sport.”

Una frase che dovrebbe stare incorniciata nei centri federali, negli studi televisivi e, perché no, nelle redazioni.

Berrettini chiede un cambio di passo culturale: meno morbosità, più empatia.
Non si può raccontare un infortunio come se fosse un colpo di scena in un reality. Perché dietro ogni atleta c’è una persona, con paure, dubbi e speranze.

E chi ama davvero il tennis — quello di Becker e Edberg, di Sampras e Agassi, di chi cade e si rialza — non può che essere d’accordo con lui.
Il rispetto non è un dettaglio, è parte del gioco.

E in un mondo che corre troppo, la voce pacata ma ferma di Matteo Berrettini è la più bella vittoria che il tennis italiano potesse regalarsi.

Info autore dell'articolo

Laureata in Pubbliche Relazioni sono mamma e giornalista con la passione per lo sport, l'arte, la cucina, i viaggi e la musica. La noia? Non so proprio cosa sia! 😜

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