A Vienna Sinner risorge e supera Zverev in una finale da applausi
In una finale vibrante all’Erste Bank Open 2025 di Vienna, Zverev ha dominato col servizio, ma Sinner, in recupero fisico e mentale, ha saputo gestire la pressione chiudendo con il punteggio di 3-6, 6-3, 7-5.
Lo spettacolo, sul cemento indoor della Wiener Stadthalle, è stato autentico.
Alla fine ha vinto Jannik Sinner, ma prima bisogna spiegare quanto fosse in forma Alexander Zverev e quanto fossero necessari nervi saldi, spalle larghe e cuore caldo per il successo dell’italiano.
Zverev: servizio quasi perfetto
Nel primo set Zverev ha messo in scena un “masterclass” al servizio: percentuale di prime palle elevata, qualche ace e un “arma” che gli ha consentito di dirigere gli scambi, dettare ritmo e far sembrare la partita a “suo appannaggio”.
Ma sappiamo bene che anche quando le statistiche sembrano girare in favore di qualcuno, il tennis ci ricorda sempre che non si tratta di matematica, ma di cuore.
Sinner: recupero, sofferenza e grinta
Sinner, infatti, non è tipo da alzare bandiera bianca.
Nel secondo set ha cambiato marcia e, con grinta, ha scelto di rischiare un po’ di più, correggere traiettorie e, insomma, stringere i denti. Ha vinto, così, il secondo parziale restituendo quel 6-3 subito inizialmente e, come ha ammesso a fine match:
“Ho cercato di restare mentalmente lì … quando conta” .
Si arriva, dunque, al terzo set con: match in bilico, 4 pari e tensione che sale, soprattuto per Sinner ora dolorante per crampi alla coscia.
Il momento-chiave
Ma quando Zverev sembrava ormai padrone del set — avanti 5-4 — Sinner ha risposto con freddezza, chiudendo il game con una prima esterna vincente e due ace che lo hanno riportato in parità.
Sul 5 pari, la partita è rimasta in bilico e gli scambi si sono accorciati rispetto all’inizio del match con una tensione palpabile in ogni colpo.
Ed è proprio lì, sul servizio di Zverev, che si è deciso tutto: Sinner è salito 15-30, il tedesco lo ha riagganciato e poi ha colpito uno smash basso che, pizzicando il nastro, è rimasto in campo.
“Questa fa male” hanno commentato mestamente i cronisti, ma Jannik non si è scomposto: ha risposto profondo, costringendo l’avversario all’errore e, con un rovescio lungolinea da manuale, è andato a conquistarsi la palla break.
Zverev ha servito, poi, una seconda morbida, letta da Sinner che subito ha attaccato da fondo trasformandola in un break a suo favore. Per la prima volta nel set è in vantaggio e ha l’opportunità di servire per il match.
È il momento in cui la grinta viene fuori in tutta la sua essenza: non più solo tennis, ma volontà, personalità, supremazia.
Supremazia Sinner
E poi, come spesso accade quando la tensione diventa insostenibile, la partita si chiude nel modo più semplice e più crudele: il rovescio di Zverev che si ferma a metà rete. Jannik Sinner vince. Non esplode, non esulta troppo, sa che certe vittorie si raccontano da sole.
«Jannik, attualmente per me sei il miglior giocatore del mondo».
Ha commentato il tedesco riferendosi al suo avversario e poi, parlando anche di sé, ha detto:
«Alcuni si sono dimenticati che quando sto bene… posso ancora giocare a tennis».
Insomma, un mix di rispetto, ironia e realismo che conferma lo sport dentro lo sport.
Complimenti a Zverev che, lo ammettiamo, ha dato il massimo, ma Jannik ha dimostrato che non basta giocare bene: conta quando si tira fuori la grinta, quando si resta lucidi sotto pressione.
E così, in un torneo indoor che lo aveva già visto trionfare, l’italiano ha fatto valere la sua condizione di favorito e la sua attitudine da campione.
E l’ultimo punto, quell’ esitazione di Zverev che fa spegnere il suo rovescio in rete, è la perfetta metafora di questa finale: vince Sinner, vince la calma, vince la testa.
Applausi per Jannik Sinner!

