Roland Garros, Cinà e Pellegrino fanno storia
Il 19enne siciliano e il 29enne pugliese conquistano per la prima volta il main draw di uno Slam: Parigi premia due strade opposte ma ugualmente bellissime.

Parigi ha spalancato le porte a due italiani diversissimi per età, percorso e geografia tennistica. Federico Cinà e Andrea Pellegrino giocheranno per la prima volta un main draw Slam al Roland Garros 2026, regalando al tennis azzurro una giornata che sa di futuro e di ostinazione.
Da una parte il ragazzo di Palermo, diciannove anni appena compiuti e quella faccia ancora da junior che però ormai frequenta il circuito maggiore con sempre meno timidezza. Dall’altra il professionista silenzioso di Bisceglie, ventinove anni, diciassette tentativi Slam sulle spalle e la pazienza antica di chi non ha mai smesso di credere nel proprio tennis.
Parigi li ha accolti entrambi nello stesso pomeriggio. Ed è difficile immaginare una fotografia più bella del momento che sta vivendo il movimento italiano.
Pellegrino, il premio alla perseveranza
Per Andrea Pellegrino il Roland Garros somiglia a una liberazione.
Il pugliese non aveva mai superato l’ultimo turno delle qualificazioni Slam e in precedenza non era mai riuscito nemmeno ad arrivarci. Stavolta invece ha completato il percorso perfetto, battendo nel turno decisivo Marco Cecchinato con il punteggio di 7-6 6-2 dopo quasi due ore di lotta tutta italiana.
La partita contro il semifinalista dell’edizione 2018 aveva il sapore ambiguo dei derby: scambi lunghi, prudenza, memoria reciproca. Pellegrino però ha avuto più energia e soprattutto più continuità nei momenti decisivi.
Il tie-break del primo set è stato il crocevia emotivo del match. Una volta scappato avanti, il pugliese ha preso definitivamente il controllo della partita, approfittando anche del calo progressivo di Cecchinato.
E dentro quell’urlo finale c’era probabilmente tutto il peso di una carriera costruita lontano dai riflettori.
Cinà, il talento che cresce in fretta
Se Pellegrino rappresenta la perseveranza, Federico Cinà, invece, è il futuro che accelera.
Il diciannovenne siciliano ha conquistato il primo tabellone principale Slam della carriera superando in rimonta il canadese Alexis Galarneau: 5-7 6-2 7-5 dopo oltre due ore e mezza di partita.
Ed è stata una vittoria da giocatore già maturo. Cinà aveva perso il primo set nonostante fosse avanti 5-3, rischiando di vedere la partita scivolare via sul più bello. Invece ha reagito immediatamente, prendendosi il secondo parziale con personalità e restando lucido anche nel caos emotivo del terzo.
Nel set decisivo il siciliano si è ritrovato avanti, poi sotto 5-4, prima di chiudere il match con un’impressionante striscia finale di 12 punti vinti su 13. Numeri da veterano più che da debuttante Slam.
Per lui era già il terzo tentativo di qualificazione a un Major dopo US Open e Australian Open. Stavolta Parigi gli ha detto sì.
L’Italia continua ad allargarsi
Il dato forse più interessante, però, va oltre i singoli risultati.
Cinà e Pellegrino diventano rispettivamente il 144° e il 145° italiano dell’Era Open a disputare il main draw di uno Slam.
Ed è una statistica che racconta perfettamente la profondità raggiunta oggi dal tennis italiano. Per anni il movimento ha vissuto aggrappato ai suoi talenti isolati. Adesso invece produce giocatori diversi, con percorsi diversi, capaci di arrivare ai grandi palcoscenici attraverso strade opposte.
C’è chi esplode giovanissimo come Sinner. Chi cresce con eleganza come Musetti. Chi arriva tardi ma arriva comunque, come Pellegrino. E chi, come Cinà, sembra bussare già con forza alla porta del futuro.
Bronzetti cerca il tris azzurro
La giornata italiana a Parigi potrebbe non essere finita qui.
Nel tabellone femminile Lucia Bronzetti si giocherà venerdì l’accesso al main draw contro l’ucraina Katarina Zavatska. La romagnola ha già superato Varvara Lepchenko e Lucrezia Stefanini nelle qualificazioni, confermando buone sensazioni sulla terra parigina.
Intanto, però, il tennis azzurro si gode già due storie bellissime.
Una comincia a diciannove anni.
L’altra dimostra che a ventinove, qualche volta, i sogni hanno semplicemente deciso di arrivare con calma.

