Berrettini ritrova Parigi: è di nuovo nei quarti


Cinque anni dopo l’ultima volta, Matteo Berrettini torna tra i migliori otto del Roland Garros battendo Juan Manuel Cerundolo in tre set. Ad attenderlo ci sarà il vincente della sfida tra Arnaldi e Tiafoe.

Berrettini ritrova Parigi: è di nuovo nei quarti

Ci sono vittorie che si misurano con il tempo esattamente come quella ottenuta da Matteo Berrettini sul Suzanne Lenglen. Il romano ha sconfitto, infatti, l’argentino Juan Manuel Cerundolo con il punteggio di 6-4 7-6 7-6, tornando nei quarti di finale del Roland Garros cinque anni dopo la sua precedente apparizione tra i migliori otto del torneo.

Cinque anni che, per un tennista, possono sembrare una carriera intera.

In mezzo ci sono stati infortuni, operazioni, rientri, ricadute e soprattutto quel dubbio che ogni atleta, prima o poi, è costretto ad affrontare: capire se il corpo sarà ancora disposto a seguire i sogni della testa.

A Parigi, almeno per ora, la risposta è arrivata forte e chiara.

Un Berrettini solido come nei giorni migliori

Dopo la maratona di 5 ore e 13 minuti contro Francisco Comesana, vinta annullando due match point nel super tie-break del quinto set, il rischio più grande era quello di pagare il conto fisico e mentale della battaglia.

Invece Matteo ha disputato probabilmente la sua partita più ordinata del torneo.

Ha aggredito subito l’incontro, conquistando il break nel secondo game del primo set, e ha costruito il successo con la consueta combinazione di servizio e dritto, senza concedere mai all’avversario la sensazione di poter controllare il match.

Cerundolo, protagonista del clamoroso successo contro Jannik Sinner al secondo turno, ha provato a trascinare la sfida sul terreno degli scambi lunghi e della pazienza. Berrettini, però, ha avuto il merito di non uscire quasi mai dal proprio spartito.

Quando è servito, ha sofferto. Quando è servito, ha accelerato. Quando è servito, ha aspettato.

È una differenza sottile, ma spesso è quella che separa un buon torneo da uno straordinario.

Due tie-break da campione

La partita si è decisa soprattutto nei momenti di maggiore pressione.

Berrettini ha dominato il tie-break del secondo set, vinto per sette punti a due, indirizzando definitivamente l’incontro.

Più complicato il terzo parziale, nel quale Cerundolo ha trovato un break di vantaggio e ha servito per allungare il match. Matteo, però, ha recuperato immediatamente lo svantaggio, riportando il set al tie-break.

Lì si è vista forse la differenza più significativa.

L’argentino ha avuto le sue occasioni, ma nei punti che contavano davvero il romano ha ritrovato la lucidità dei tempi migliori. Sul 7-6 ha chiuso l’incontro sfruttando un errore di dritto dell’avversario e si è lasciato andare a un’esultanza che aveva il sapore della liberazione.

“Il tennis è l’amore della mia vita”

Le parole pronunciate a fine partita raccontano meglio di qualsiasi statistica il significato di questo risultato.

“Il tennis è l’amore della mia vita. È per queste partite, per questa atmosfera che mi alleno”.

Non è la frase di un giocatore che ha appena raggiunto un quarto di finale. È la frase di un uomo che per mesi ha avuto paura di non poter più vivere giornate come questa.

Berrettini, oggi numero 105 del ranking ATP, diventa così il quartofinalista con la classifica più bassa al Roland Garros dai tempi del russo Igor Andreev nel 2007. Un dato curioso, ma anche una testimonianza di quanto la graduatoria racconti poco quando il talento riesce finalmente a viaggiare insieme alla salute.

Ora il derby è possibile

Il percorso di Matteo potrebbe regalare all’Italia una pagina storica.

Nei quarti affronterà infatti il vincente della sfida tra Matteo Arnaldi e Frances Tiafoe. Se dovesse imporsi il ligure, Parigi assisterebbe a un quarto di finale tutto azzurro.

Uno scenario che soltanto qualche settimana fa sarebbe sembrato improbabile.

Eppure questo Roland Garros, rimasto senza Carlos Alcaraz, Jannik Sinner e Novak Djokovic, continua a spalancare opportunità inattese.

Berrettini, però, farebbe bene a non guardare troppo lontano.

Dopo tutto quello che ha attraversato negli ultimi anni, il suo torneo sembra raccontare una verità molto semplice: il futuro può aspettare. Intanto c’è un presente da vivere.

E a Parigi, finalmente, Matteo è tornato a viverlo da protagonista.

Info autore dell'articolo

Laureata in Pubbliche Relazioni sono mamma e giornalista con la passione per lo sport, l'arte, la cucina, i viaggi e la musica. La noia? Non so proprio cosa sia! 😜

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