Cobolli scopre Wimbledon: De Minaur si arrende

Flavio gioca uno dei match più belli della carriera, supera la quinta testa di serie 7-5 7-6(4) 6-3 e raggiunge i quarti di Wimbledon per il secondo anno consecutivo. L’Italia avrà ancora due azzurri tra i migliori otto.

Cobolli scopre Wimbledon: De Minaur si arrende

Il ragazzo romano entra nel prato dei grandi

C’è un momento, a Wimbledon, in cui il prato smette di essere un campo da tennis e diventa un esame di maturità.

Di solito arriva quando il punteggio pesa, il pubblico trattiene il respiro e dall’altra parte della rete c’è uno che il torneo lo conosce bene, uno che corre su ogni palla e ti obbliga a vincere il punto due volte. Flavio Cobolli quel momento lo ha riconosciuto e non si è tirato indietro.

Ha battuto Alex De Minaur 7-5 7-6(4) 6-3, ha raggiunto i quarti di finale di Wimbledon per il secondo anno consecutivo e, soprattutto, ha dato la sensazione di essere arrivato in un posto dove non vuole più sentirsi ospite.

Il risultato è importante. La partita, forse, lo è ancora di più.

Un match giocato senza paura

All’inizio sembravano quasi specchiarsi. Stessa maglia bianca, stessa mobilità, stessa voglia di costruire il punto da fondo.

Per diversi game il match è rimasto sospeso nell’equilibrio: pochi errori, poche occasioni, molti scambi in cui nessuno voleva concedere il centro del campo.

Poi Cobolli ha iniziato ad avanzare di mezzo metro alla volta.

Prima con le risposte aggressive, poi con il diritto incrociato che ha progressivamente spinto De Minaur fuori dal campo, infine con quella fiducia che si vede nei giocatori quando smettono di chiedersi se possono vincere e iniziano semplicemente a provarci.

Il primo set si è deciso lì. Sul 6-5 l’azzurro ha risposto profondo, ha costretto l’australiano all’errore e si è preso il break che valeva il 7-5.

Ma il punto che racconta davvero la sua partita è stato un altro: uno scambio di 39 colpi chiuso con pazienza e lucidità, quasi a mandare un messaggio dall’altra parte della rete. Se vuoi battermi, oggi dovrai giocare a lungo.

Il tie-break della maturità

De Minaur non è il tipo che scompare. Nel secondo set ha reagito, è salito di livello, ha trovato il break del 4-2 e per qualche minuto ha dato l’impressione di poter riaprire la partita.

È stato il passaggio più delicato.

Cobolli, invece di irrigidirsi, ha fatto il contrario: ha accelerato.

Ha recuperato il break a zero, ha infilato tre game consecutivi e ha riportato il set in equilibrio. Quando si è arrivati al tie-break, la differenza non è stata tecnica ma emotiva.

L’azzurro ha scelto il coraggio.

Due risposte vincenti, un recupero trasformato in diritto fulminante e l’ultimo punto costruito colpo dopo colpo, con De Minaur sempre più lontano dal campo e dall’inquadratura.

Set Cobolli. Due ore meno cinque minuti di tennis e la sensazione che il Centrale numero 1 avesse appena assistito alla partita della sua vita.

Il terzo set e la porta spalancata

L’australiano ha provato ancora a resistere. Ha strappato subito il servizio all’azzurro, si è riportato avanti e ha cercato di trascinare il match in una zona più fisica.

Ma Cobolli non è più il ragazzo che un anno fa guardava i grandi da lontano.

Ha recuperato immediatamente il break con un passante di rovescio lungolinea e una volée morbida giocata con mano leggerissima. Poi ha continuato a spingere, trasformando ogni seconda di servizio di De Minaur in un’occasione per aggredire.

Il break del 5-3 è stato quasi inevitabile.

L’ultimo game lo ha chiuso come aveva giocato tutta la partita: diritto incrociato, campo aperto, prima vincente.

Fine della corsa per la quinta testa di serie.

Un pezzo di storia italiana

Il successo vale molto più di un quarto di finale.

Cobolli diventa uno dei pochi italiani capaci di raggiungere almeno due volte i quarti a Wimbledon e contribuisce a un dato che racconta meglio di qualsiasi slogan la crescita del movimento: per il settimo Slam consecutivo l’Italia avrà almeno due giocatori tra i migliori otto del tabellone maschile.

Accanto a lui c’è Jannik Sinner. Non più un’eccezione, ma un compagno di viaggio.

Ora il prato sembra più piccolo

Wimbledon ha una strana abitudine: all’inizio appare enorme, quasi intimidatorio. Poi, partita dopo partita, si restringe.

Per Flavio Cobolli quel prato oggi sembra un po’ più piccolo.

Non perché gli avversari facciano meno paura, ma perché lui sembra finalmente sentirsi della stessa misura del torneo.

Info autore dell'articolo

Laureata in Pubbliche Relazioni sono mamma e giornalista con la passione per lo sport, l'arte, la cucina, i viaggi e la musica. La noia? Non so proprio cosa sia! 😜

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