Sinner, l’inchino che non serviva a Wimbledon

Una stretta di mano, un sorriso e il rispetto del cerimoniale. Sul Centre Court il protocollo reale è fatto soprattutto di misura, proprio come il tennis di Jannik Sinner.

Sinner, l'inchino che non serviva a Wimbledon

Wimbledon possiede una liturgia tutta sua. C’è il bianco degli abiti, il verde dell’erba, il silenzio che precede il servizio e quella curiosa sensazione che il tempo, dentro il Centre Court, scorra con un’eleganza diversa dal resto del mondo.

Poi c’è la Royal Box.

Non è soltanto una tribuna. È una presenza. Un’istituzione che osserva senza invadere, applaude senza eccedere, accompagna il torneo con la stessa discrezione con cui Londra accompagna il Tamigi.

Quando Jannik Sinner ha ricevuto dalle mani della Principessa del Galles il suo secondo trofeo consecutivo di Wimbledon, qualcuno ha notato un particolare: invece del lieve inchino che molti immaginano obbligatorio, il campione italiano ha stretto la mano a Kate Middleton. Lo ha fatto con naturalezza, poi ha salutato il Principe William e ha scambiato qualche parola anche con George e Charlotte.

Sui social è bastato quel gesto per alimentare una domanda.

Aveva infranto il protocollo reale?

La risposta è molto meno romanzesca di quanto si possa immaginare.

Il protocollo britannico è più gentile della sua fama

Quando si parla della monarchia inglese, il primo equivoco nasce sempre dall’etichetta.

La si immagina come un codice immutabile, scolpito nella pietra, dove ogni movimento è regolato da norme secolari.

In realtà la stessa Casa Reale spiega che non esiste alcun obbligo formale quando si incontra un membro della famiglia reale.

La tradizione suggerisce agli uomini un leggero cenno del capo e alle donne una piccola riverenza, ma precisa anche che molte persone scelgono semplicemente di stringere la mano, comportamento perfettamente accettato quando il contesto lo rende naturale.

E Wimbledon è esattamente uno di quei contesti.

La Principessa del Galles, patrona dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, consegna abitualmente il trofeo ai campioni e li saluta con una stretta di mano durante la cerimonia ufficiale.

Sinner, dunque, non ha derogato a nessuna regola. Ha semplicemente seguito il cerimoniale previsto.

La differenza tra l’etichetta e la deferenza

Dodici mesi prima tutto sembrava diverso.

Il primo Wimbledon possiede sempre qualcosa dell’iniziazione. Si entra in un club che, nella storia del tennis, ha pochi soci e moltissimi aspiranti.

Nel 2025 Sinner si avvicinò a Kate Middleton con quella compostezza che appartiene ai debuttanti nei grandi saloni della storia. Carlos Alcaraz, sconfitto in finale, accennò persino un inchino. Alexander Zverev, quest’anno, ha fatto altrettanto, pur in modo meno accentuato rispotto alla spagnolo.

Sinner no.

Non perché ignorasse il galateo, ma perché aveva ormai acquisito una confidenza diversa con quel luogo.

È il privilegio dei campioni che tornano.

Non devono più presentarsi.

Il dialogo con la famiglia reale

Terminata la premiazione, il campione italiano ha raggiunto l’area riservata agli incontri istituzionali.

William gli ha domandato come si fosse comportata l’erba durante la finale, quasi fosse un appassionato curioso più che l’erede al trono.

George e Charlotte, invece, hanno ricevuto un consiglio che difficilmente troverà posto in un manuale tecnico.

«Giocate per divertirvi.»

È la frase che Sinner ripete spesso quando incontra i bambini.

Non parla mai di classifiche. Mai di pressione. Mai di vittorie.

Come se sapesse che il tennis, prima di diventare professione, deve restare un gioco.

Ed è, forse, questo il motivo per cui il dialogo è apparso tanto spontaneo.

Wimbledon ama chi conosce la misura

Esiste una parola che gli inglesi utilizzano con una frequenza quasi ossessiva.

Measure. Misura.

Vale per il linguaggio, per gli applausi, per il modo di vestirsi e perfino per le emozioni.

Anche Sinner gioca così.

Non eccede mai nei gesti, non cerca l’effetto teatrale, non trasforma una vittoria in uno spettacolo personale.

La sua stretta di mano alla Principessa del Galles è sembrata esattamente questo: un gesto educato, composto, privo di qualsiasi costruzione.

Né freddo. Né servile. Semplicemente naturale.

La vera eleganza non ha bisogno dell’inchino

Il protocollo, spesso, viene confuso con la distanza.

In realtà nasce per mettere le persone a proprio agio, non per irrigidirle.

Sinner lo ha interpretato senza enfasi, come interpreta una palla corta o un rovescio lungolinea: facendo sembrare semplice ciò che semplice non è.

E forse è proprio questa la lezione più inglese lasciata dal suo secondo Wimbledon.

L’eleganza non consiste nell’abbassare il capo. Consiste nel sapere quando non ce n’è bisogno.

Info autore dell'articolo

Laureata in Pubbliche Relazioni sono mamma e giornalista con la passione per lo sport, l'arte, la cucina, i viaggi e la musica. La noia? Non so proprio cosa sia! 😜

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