Tsitsipas ritrova il sorriso e il tredicesimo sigillo
Dopo sedici mesi senza trofei, il greco conquista Gstaad al termine di una settimana di battaglie. Alle spalle restano il crollo in classifica, la fine della relazione con Paula Badosa e un lungo inverno tennistico.

Ci sono vittorie che pesano più del metallo con cui sono forgiate le coppe. Hanno il sapore della liberazione, della polvere scrollata dalle spalle, del silenzio che finalmente lascia spazio agli applausi.
Sui prati alpini che circondano Gstaad, Stefanos Tsitsipas ha rimesso insieme i pezzi della propria storia. Lo ha fatto come spesso accade ai campioni quando ritrovano se stessi: soffrendo. Molto. Quattro vittorie al terzo set in una sola settimana, gambe pesanti, qualche dolore fisico da gestire e quella sensazione che ogni partita potesse sfuggirgli da un momento all’altro. E invece no.
In finale il greco ha domato il belga Raphael Collignon per 6-4 6-7(3) 6-3, tornando a sollevare un trofeo ATP che mancava dal successo di Dubai del marzo 2025. Sono trascorsi sedici mesi, un’eternità per chi era stato numero 3 del mondo e sembrava destinato a raccogliere molto più di quanto racconti oggi il suo palmarès.
Il lungo inverno del greco
La classifica raccontava meglio di qualsiasi analisi il momento attraversato da Tsitsipas. Arrivato in Svizzera da numero 85 del ranking ATP, il ventisettenne ateniese sembrava essersi smarrito tra problemi fisici, cambiamenti tecnici e una fiducia evaporata torneo dopo torneo.
Chi lo aveva visto dominare con il suo rovescio a una mano e quel diritto capace di aprire il campo come pochi altri, faticava a riconoscere il giocatore che negli ultimi dodici mesi era uscito spesso troppo presto dai grandi appuntamenti.
A Gstaad, però, qualcosa è cambiato. Non tanto il tennis, quanto l’atteggiamento. Tsitsipas ha ricominciato a lottare su ogni punto, accettando anche le giornate imperfette. Alla fine il premio è stato doppio: il tredicesimo titolo ATP della carriera e un balzo di trenta posizioni nel ranking mondiale, fino al numero 55. È inoltre il primo tennista greco a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo svizzero.
La vita fuori dal campo ha lasciato il segno
Negli ultimi mesi il nome di Tsitsipas è comparso sulle cronache più per motivi personali che sportivi.
La fine della relazione con Paula Badosa, una delle coppie più seguite del circuito, ha occupato pagine e social. La tennista spagnola, parlando pubblicamente della separazione, ha definito quel periodo della propria vita “tossico“, arrivando ad affermare che “se lo meritava” riferendosi alle inevitabili polemiche nate dalle sue dichiarazioni. Lo stesso Tsitsipas ha preferito non alimentare il confronto, scegliendo toni concilianti quando gli è stato chiesto di commentare la vicenda.
Nel frattempo il greco ha iniziato una nuova relazione sentimentale, mentre anche il rapporto professionale con il padre Apostolos è cambiato profondamente, segnando un’altra svolta in una stagione vissuta quasi interamente tra rivoluzioni personali e tecniche.
Gstaad come punto di ripartenza
Le montagne svizzere, da sempre custodi di un tennis dal ritmo antico, hanno restituito al circuito un giocatore che sembrava essersi perso.
Non è ancora il Tsitsipas che contendeva gli Slam ai migliori del mondo, ma è di nuovo un tennista che sa vincere quando la partita diventa sporca, lunga, nervosa. Ed è forse proprio questo il segnale più incoraggiante.
Le statistiche diranno che ha conquistato il tredicesimo titolo ATP e che il digiuno è durato sedici mesi. La memoria, invece, conserverà l’immagine di un uomo che, dopo aver attraversato una stagione fatta di dubbi, critiche e cambiamenti, ha trovato il modo di rialzarsi.
Perché nel tennis, come nella vita, certe coppe non raccontano soltanto chi ha vinto una finale. Raccontano soprattutto chi ha trovato il coraggio di ricominciare.

