US Open, cinque sfide da non perdere al primo turno
Berrettini-Wawrinka è il duello del ricordo, Fils-Tsitsipas quello della gioventù contro l’esperienza. Ma New York offre altri incroci da seguire.

A New York il tennis ha sempre qualcosa di teatrale. Sarà l’aria di Flushing Meadows, saranno quei campi che sembrano fatti apposta per accendere le luci, sarà forse la memoria dei grandi incontri che hanno attraversato l’Arthur Ashe Stadium. Fatto sta che anche un primo turno, sulla carta soltanto l’inizio del viaggio, può diventare una piccola storia.
Quello del 2026 ne offre parecchie.
Il tabellone ha regalato incroci curiosi, alcuni nati dalla classifica, altri dal destino. E soprattutto ha messo uno di fronte all’altro giocatori appartenenti a epoche differenti del tennis. Il caso più evidente è quello di Matteo Berrettini e Stan Wawrinka, che si ritrovano dopo la battaglia di Wimbledon. Ma non è il solo.
C’è il giovane Arthur Fils, reduce dal primo Masters 1000 della carriera, contro un Stefanos Tsitsipas che cerca di ritrovare la strada perduta. C’è Lorenzo Musetti chiamato a misurarsi con la sorpresa britannica Arthur Fery. E poi due partite che hanno il profumo delle vecchie battaglie: Rublev-Cilic e Jodar-Kokkinakis.
Cinque incontri, cinque piccoli romanzi.
Berrettini-Wawrinka, la seconda puntata
È forse quello che racconta più cose con meno parole.
Matteo Berrettini e Stan Wawrinka si erano già incontrati appena due mesi fa, a Wimbledon, in una partita risolta dall’italiano dopo una battaglia fatta di quattro tie-break. Ora eccoli di nuovo, dall’erba londinese al cemento newyorkese.
Ma nel tennis, come nella vita, il secondo appuntamento non è mai uguale al primo.
Berrettini arriva a New York dopo aver ritrovato una parte del giocatore che conoscevamo: quarti di finale al Roland Garros, terzo turno a Wimbledon e il ritorno fra i primi cinquanta del mondo. Il suo tennis, quando il servizio funziona, ha ancora quella geometria semplice e brutale che conosciamo bene: prima palla, diritto, accelerazione.
Dall’altra parte c’è Wawrinka. Quarantuno anni, tre Slam nel palmarès e soprattutto una storia che proprio a New York, dieci anni fa, raggiunse uno dei suoi capitoli più belli. Lo svizzero ha ricevuto una wild card dopo il forfait di Patrick Kypson e questo sarà il suo ultimo US Open, prima del ritiro al termine della stagione.
È una partita che va oltre il pronostico.
Perché se Berrettini cerca il futuro, Wawrinka sta giocando con il passato seduto in tribuna.
E certe volte il passato, prima di salutare, sa ancora tirare molto forte.
Fils-Tsitsipas, il giovane contro il campione che cerca se stesso
Questa, invece, è una partita di presente e futuro.
Arthur Fils arriva a New York con la coppa di Cincinnati sotto il braccio, quella del suo primo Masters 1000. Il successo lo ha portato al numero 11 del mondo e alla decima testa di serie dello US Open, il miglior piazzamento mai avuto da lui in uno Slam.
E poi c’è un particolare curioso, quasi crudele per Tsitsipas: nei cinque precedenti ha sempre vinto Fils. L’ultimo, a Miami, fu una cosa da archiviare in fretta: 6-0, 6-1.
Ma il tennis non ama le statistiche quando diventano profezie.
Tsitsipas ha ancora nel cassetto un gioco capace di mettere in difficoltà chiunque: servizio, diritto, discese a rete, quella ricerca della geometria che per anni lo ha portato ai vertici. Il problema è che da qualche tempo il greco sembra giocare contro una versione smarrita di se stesso.
A New York, però, ha un vantaggio: nulla da perdere.
Fils invece ha tutto da perdere.
E proprio qui potrebbe nascere la partita.
Musetti-Fery, il rovescio che incontra la sorpresa
Lorenzo Musetti trova Arthur Fery, una delle belle sorprese della stagione.
Il britannico arriva, infatti, dopo una semifinale a Wimbledon e un’altra semifinale conquistata a Winston-Salem. Per lui è la prima apparizione nel tabellone principale dello US Open.
Musetti, invece, a New York ha già conosciuto il sapore del secondo tempo: lo scorso anno arrivò fino ai quarti di finale.
È una partita interessante soprattutto per la diversità dei percorsi.
Da una parte il talento italiano, con quel rovescio a una mano che sembra appartenere a un’altra epoca e che, quando parte bene, dà al suo tennis una musicalità particolare. Dall’altra un britannico che quest’anno ha imparato rapidamente a stare fra i grandi.
Sarà anche il primo confronto fra i due.
E il primo confronto, nel tennis, è sempre un appuntamento al buio: nessuno conosce ancora davvero il rumore dei colpi dell’altro.
Rublev-Cilic, quando il passato torna a bussare
Andrey Rublev contro Marin Cilic è una partita che avrebbe potuto tranquillamente comparire in un quarto di finale di qualche stagione fa.
Due ex Top 5. Due giocatori che hanno costruito la carriera sul colpo pesante. Due uomini che amano prendere la palla presto e comandare lo scambio.
Il bilancio dei precedenti dice 4-3 per Rublev, ma l’ultimo capitolo risale al Roland Garros 2022, quando Cilic vinse il loro quarto di finale al quinto set e al tie-break decisivo.
E Cilic, a New York, non è un giocatore qualsiasi.
Qui ha vinto nel 2014 e proprio questo torneo gli ha regalato alcune delle pagine più importanti della sua carriera. Il croato conosce perfettamente la dimensione dello Slam americano, quella particolare combinazione di caldo, rumore e pressione che può trasformare un giocatore esperto in un animale da notte.
Rublev dovrà , dunque, fare attenzione.
Perché contro Cilic non basta essere più giovane. Bisogna essere più bravo.
Jodar-Kokkinakis, il futuro davanti alla porta
E, infine, c’è forse la partita più curiosa.
Rafael Jodar ha appena 19 anni e dodici mesi fa occupava una posizione molto lontana da quella attuale: era intorno alla zona 360 del ranking. Oggi è numero 13 e testa di serie a New York.
La sua crescita è stata vertiginosa.
Ha vinto il titolo ATP di Marrakech, ha raggiunto i quarti al Roland Garros e la semifinale a Montreal. Lo scorso anno era ancora un ragazzo capace di guardare il tennis dall’esterno; oggi è uno dei protagonisti del tabellone.
Dall’altra parte troverà Thanasi Kokkinakis, trentenne australiano dal talento spesso superiore alla classifica attuale.
È il genere di partita che può diventare scomoda per il favorito.
Jodar ha il futuro davanti. Kokkinakis ha esperienza, fisico e una certa familiarità con le partite in cui nessuno gli chiede di vincere.
I due non si sono mai affrontati.
E forse è proprio questo il dettaglio più interessante.
Cinque partite, cinque modi diversi di intendere il tennis
Berrettini-Wawrinka è la memoria.
Fils-Tsitsipas è il passaggio di consegne.
Musetti-Fery è il talento contro la sorpresa.
Rublev-Cilic è il confronto fra due generazioni di bombardieri.
Jodar-Kokkinakis è il futuro che bussa alla porta di un giocatore ancora convinto di poterla tenere chiusa.
Il primo turno di uno Slam, insomma, non è mai soltanto un primo turno.
A Flushing Meadows comincia sempre qualcosa. A volte una corsa verso il titolo. Altre volte un’ultima avventura. E qualche volta, più semplicemente, la storia di un giocatore che non sapevamo ancora di dover ricordare.

