Cobollamente Italia: è ancora finale di Davis Cup grazie al capolavoro di Flavio
Un tiebreak infinito, sette match point salvati e un’emozione condivisa: dopo la vittoria di Berrettini, Cobolli trascina l’Italia alla terza finale consecutiva di Coppa Davis.
C’è un momento, nella storia dello sport, in cui il cuore batte più forte della logica. L’Italia di tennis ha vissuto proprio questo: un venerdì che sa di leggenda, di pelle d’oca, di appartenenza. Italia in finale di Davis Cup, per la terza volta consecutiva, ancora una volta sospinta da quel misto di talento, coraggio e destino che accompagna i gruppi uniti.
La semifinale contro il Belgio si era aperta con il ritorno di Matteo Berrettini, solido e preciso: un 6-3 6-4 che ha dato il primo punto agli Azzurri con la sua solita eleganza muscolare.
Ma il destino della sfida, e forse molto di più, era nelle mani — e nel cuore — di Flavio Cobolli.
Il tiebreak che non finiva mai
Contro Zizou Bergs, 43 ATP, Cobolli ha giocato la partita più intensa della sua vita. Primo set conquistato 6-3, poi l’equilibrio che si fa lama di coltello e porta il secondo al tie-break, vinto dal belga.
Tutto rimandato al terzo, tutto sospeso sul filo.
E lì è successo qualcosa che appartiene ai racconti e alle notti irripetibili. Il tiebreak finale è terminato 17-15, un’eternità di colpi e match point sfumati, di speranze infrante e risorte. Cobolli ha salvato 7 match point, Bergs ne ha annullati 6 altrettanto pesanti. Ogni scambio era una montagna da scalare. Ogni punto, un pezzo d’anima consegnato al campo.
Quando l’azzurro ha chiuso, alla settima occasione utile, l’Arena è esplosa. Un ace, la corsa, la maglietta strappata, le braccia al cielo. L’Italia era — è — in finale!
L’urlo, le lacrime, la famiglia
Cobolli, che ha mostrato una sensibilità rara, ha subito abbracciato Bergs, stremato quanto lui.
Poi il pensiero è andato alla famiglia, che per una volta era lì, al completo. La mamma, che spesso evita gli stress del tennis e si presenta solo nelle giornate da ricordare. Il papà, il primo coach, uno di quelli che non deve nemmeno parlare per farsi capire. E soprattutto Guglielmo, il fratello minore, travolto dall’emozione sugli spalti.
Flavio lo vede piangere, prende il microfono e sorride come solo chi conosce la purezza dei legami sa fare:
«Dai, smettila!»
Un rimprovero affettuoso, uno dei momenti più umani e sinceri dell’intera serata.
Verso la finale
Ora l’Italia attende la sfidante: Spagna senza Alcaraz o Germania con Zverev.
Non importa quale sarà l’avversario. Importa lo spirito. Importa che un ragazzo di 22 anni abbia ricordato al mondo che il tennis è fatto di testa, sì, ma anche di cuore.
E che ieri il cuore dell’Italia batteva fortissimo nel petto di Flavio Cobolli.

