Quando sport fa rima con benessere, anche in presenza di disabilità

Vincere la resistenza di chi pensa che la disabilità possa inficiare la pratica sportiva, anche a livello agonistico: è quanto affrontato a Genova dal 28° Congresso del Network Europeo RIMS.

Quando sport fa rima con benessere, anche in presenza di disabilità, allora vuol dire che si è raggiunto uno degli obiettivi del 28° Congresso del Network Europeo Rehabilitation in Multiple Sclerosis (RIMS).

Tenutosi a Genova dal 4 al 6 maggio, il meeting voluto da Giampaolo Brichetto, Direttore Sanitario del Servizio Riabilitazione AISM Liguria e coordinatore della ricerca sulla riabilitazione di AISM con la sua Fondazione, ha posto l’accento sulle ultime evidenze scientifiche in fatto di pratica sportiva e patologie invalidanti come la Sclerosi Multipla.

Lo sport aiuterebbe, in sostanza, non solo da un punto di vista delle relazioni interpersonali, incidendo positivamente sulla sfera psicosociale, ma anche e soprattutto come terapia da affiancare ai farmaci tradizionali per contrastare la progressione della patologia.

E se le barriere sono, spesso e volentieri, mentali (il paziente teme un peggioramento della propria patologia) al RIMS 2023 si è voluto sottolineare quanto  l’attività fisica debba essere considerata, invece, come una priorità per le persone con la SM. 

L’importante è muoversi, insomma, ognuno come può e come preferisce. Perché l’attività fisica e sportiva fa bene alla mente, ma può anche aiutare a contrastare la progressione della patologia. 

Ludovico Pedullà dell’Area di ricerca scientifica FISM ci ricorda quanto sia forte, in alcuni casi, la resistenza mentale che oppongono alle attività motorie alcune persone con SM, seppur giovani.

“Abbiamo bisogno di una maggiore sensibilizzazione, e personalizzazione per abbattere le barriere che ancora oggi impediscono alle persone con SM di iniziare o continuare a fare sport”.

Ammette lo stesso Pedullà il quale sottolinea, tra le altre cose, quanto lo sport sia sinonimo di partecipazione, solidarietà, impegno, inclusione, nonché strumento di aggregazione e coesione sociale.

Valori che abbiamo conosciuto in occasione dell’Allinparty 2022 dove atleti disabili, come il tennista Salvatore Vasta, ci hanno raccontato la loro personale lotta per abbattere quelle barriere, anche psicologiche, che gli impedivano di approcciare correttamente il mondo dello sport.

“Ormai sappiamo che lo sport allevia i sintomi di malattia favorendo la deambulazione, migliorando la forza, la funzione motoria, la flessibilità e riducendo la fatica e lo stress”

prosegue Pedullà che conferma la possibilità, per chiunque, di fare sport secondo le proprie capacità motorie.

Per gli esperti il movimento è alla base del benessere psico-fisico e fare esercizio, anche se la malattia costringe a farlo in modo diverso da come si era abituati, apporta degli evidenti benefici.

Per allenare resistenza, capacità aerobica, postura, coordinazione e anche l’attività respiratoria: via libera allo sport, dunque, da praticare secondo il proprio gusto (ad ognuno la disciplina che più interessa) le proprie capacità motorie e con il consiglio del medico o del terapista di fiducia.

E se gli esperti raccomandano almeno 150 minuti di attività fisica a settimana, che ne dite di iniziare fin da subito?

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